di Gianni Paoletti
Per la prima volta una manifestazione è stata distrutta sostanzialmente dall’attacco al corteo da parte di coloro che per semplificare chiamerò ‘black bloc’ , utilizzando una scorretta denominazione giornalistica (ben sapendo che il nome appartiene ad una tattica di “guerriglia urbana” e non ad un gruppo di persone…non me ne voglia chi legge).
Non ricordo precedenti. Anche a Genova una parte del corteo riuscì ad arrivare alla fine e il giorno dopo eravamo ancora in piazza.
Dico che sono stati i ‘black bloc’ a distruggere il corteo perchè basta leggere in rete alcuni interventi e averne letti altri prima di sabato per capire che la logica politica è chiarissima: “o si sta con noi o si sta con il potere”.
La Polizia ha fatto il resto, ma quello è il suo mestiere. Anche qui una differenza con Genova, nel 2001 le immagini della repressione creavano disgusto per l’azione della polizia, oggi le immagini della repressione creano consenso nei loro confronti,
di Nando Mainardi
Alcune brevi considerazioni sulla manifestazione di sabato.
E’ stata in primo luogo una straordinaria giornata di mobilitazione e di lotta: centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per contestare le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi, dei poteri forti e dei centri istituzionali di potere che le sostengono e che da esse hanno tutto da guadagnare.
C’era un mare di donne e uomini, ragazze e ragazzi (tantissimi) mossi dalla domanda di rottura con il liberismo, che è un tutt’uno con la crisi, e con un’ingiustizia sociale cresciuta a dismisura negli ultimi 30 anni. E non c’è vetrina spaccata o camionetta lanciata a tutta velocità contro i manifestanti che possa negare questo grande fatto.
La mobilitazione è avvenuta non solo a Roma, ma in tante altre città d’Europa e del mondo. A dimostrare che questo movimento, antiliberista e di opposizione sociale, ha una dimensione globale e che il movimento altermondialista sorto alla fine degli anni ’90 non ha seminato di certo invano.
Questo movimento rappresenta oggi la possibilità di costruire un’alternativa al capitalismo in crisi e alle politiche di massacro sociale attuate per autoconservarsi.
Un numero assolutamente minoritario di manifestanti ha, durante il corteo, aggredito altri manifestanti, se l’è presa con qualche vetrina e qualche macchina, cercato lo scontro con la polizia. Leggo diverse ipotesi sulla loro matrice politica: black bloc, anarco-insurrezionalisti, fascisti, pezzi della sinistra antagonista oppure infiltrati dalle forze dell’ordine.
A me risulta difficile formulare un’ipotesi precisa e delineata. So solo che le loro iniziative hanno “chiamato” l’intervento repressivo delle forze e ne hanno giustificato – agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica – la brutalità indiscriminata. Non mi sembra il caso di riattivare discussione interne sulle categorie della “violenza” e della “non violenza”: si discuterebbe dopo due minuti di altro e mi limito perciò alla categoria del buon senso. E’ sufficiente questa per capire che, in una grande manifestazione pacifica e di massa, l’iniziativa finalizzata allo scontro frontale di pochi espone tutti i manifestanti alle conseguenze della repressione che, non a caso, è generalizzata.
Si impone perciò un approccio diverso per le prossime manifestazioni: non può essere che pochi decidano, in un grande movimento di massa, per tutti.
Questo movimento ha una grande risorsa: la democrazia. E gli incidenti di sabato sono gravi non solo perchè sconnessi dal buon senso e dagli obiettivi che ci proponiamo, ma perchè minano la pratica collettiva del movimento, della discussione e della democrazia.
Possono convivere pratiche del conflitto diverse nel movimento? Certo, possono e devono. Ma se la stragrande maggioranza del movimento ritiene una pratica del conflitto dannosa, allora questa va “espunta” dal movimento.
Peraltro si pone anche un nodo “etico” della militanza: ha senso, nel 2011 e in questo Paese, partecipare ad una manifestazione del genere con il volto coperto? Io ho sempre collegato la ribellione, la lotta e il conflitto alla rivendicazione della propria presenza, non al suo occultamento.
Si tratta ora di proseguire: il movimento sabato ha dato una grande dimostrazione di forza politica, anche se la rappresentazione mediatica prova a oscurarlo.
Fermare le politiche liberiste e di massacro sociale è indubbiamente molto difficile, ma oggi è possibile. Sono le tante e i tanti di sabato a renderlo possibile.
…ovvero piccola inchiesta semiseria sulle esperienze delle e dei militanti ai banchetti e durante volantinaggi e raccolta di firme.
di Laura Veronesi
E’ ora di mettere mano all’organizzazione del nostro Partito e per fare questo è necessario prendere atto di un paio di cose: la prima è che al di là delle nostre giuste analisi socio/politico/economiche, la cosiddetta “società civile” è tutt’altro che civile (è inutile girarci intorno); la seconda riguarda il nostro “eroismo” di fondo: siamo degli eroi e dell’eroine che si ostinano a perseguire idee ed ideali a tal punto civili da essere inadeguati per la società nella quale guazziamo.
Questa necessaria premessa perché l’autoriforma del PRC non è un processo che possiamo intraprendere a prescindere dallo stato di cose presente, l’autoriforma del PRC è “il qui e ora”, la “narrazione”, il “ricominciamo” di oggi e di ieri, un nuovo “alfabeto” del comunismo…
Alè, dopo che abbiamo utilizzato tutte le frasi fatte che per anni hanno ammorbato il nostro modo di esprimerci sino al renderci del tutto incomprensibili, possiamo procedere nel declinare un’ idea di riorganizzazione partendo dai risultati dell’inchiesta.
set 11
22
di Gianni Paoletti
A proposito del debito circola a sinistra una nuova vulgata che si intitola “non lo paghiamo”.
Quando esprime l’idea che l’origine di una parte consistente del debito deriva dalla speculazione finanziaria e quindi sono gli speculatori che devono pagarlo è uno slogan condivisibile.
Se, invece, si traduce in una proposta programmatica vera e propria di non pagamento del debito statale, magari accoppiata all’uscita dall’euro bisogna avere chiaro che si tratta non di una proposta di sinistra, ma di un’idea economicamente, socialmente e politicamente pericolosa.
Chi la propone dimentica che siamo in una società mondiale capitalista e che un’idea del genere produrrebbe un effetto disastroso prima di tutto per i lavoratori e le classi popolari.
…ovvero: siamo nani sulle palle dei giganti (Bertinotti mi scuserà per l’ignobile parafrasi)
di Laura Veronesi
Mi sono fatta convinta (come direbbe il buon Camilleri) che Rifondazione Comunista sia una sorta di ritratto di Dorian Gray della mediocrità della politica italiana, una convinzione certo dettata dalla superbia della mia appartenenza, ma d’altra parte suffragabile con un paradosso che l’attivista medio/a di Rifondazione Comunista è destinato a vivere finchè conserva la tessera in tasca…
Il paradosso è il seguente: mentre i sondaggi ti dicono che sei del tutto ininfluente per gli equilibri della politica italiana, capita che al tuo sciorinare le ideucce di Rifondazione comunista in luogo aperto e/o pubblico tu (proprio tu, attivista di una forza spacciata all’un per cento dall’ufficialità della statistica) venga aggredito e contestato con una carica di livore che non si spiega o almeno non si spiega se ci si attiene alla (confortante) aritmetica che agli occhi degli aggressori medesimi ti dà per entità esanime ed in fin di vita